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Ricordando Elio Fratini
 


E' già passato un anno da quado Elio Fratini è volato alla casa del Padre.

Immutato, in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, è il ricordo della sua generosità, disponibilità, impegno civile, doti su cui meriterebbe a lungo soffermarsi. Là dove c'era da dare una mano Elio era presente: fattivo, tenace, laborioso, esigente con sè e con gli altri, un vero modello. E tale lo ricordiamo negli scouts, nello Judo Club Spilimberghese di cui fu atleta e presidente per molti lustri e nello stesso Comitato Regionale judo di cui fu consigliere e presidente; nell'Associazione Musicale Tomat e nella pro Spilimbergo in cui lavorò in modo continuativo e operoso per decenni, sempre pronto a intervenire dove ci fosse necessità del suo pensiero e delle sue mani possenti.

Dietro una scorza rude e schiva si celava, come spesso succede, un cuore generoso, alieno da compromessi, socievole e spontaneo.

Elio era parco di parole, ma ricco di fatti. Una volta presa una decisione puntava diritto alla meta, forse con fare rude, ma straordinariamente efficace, coinvolgendo nelle sue avventure e nei suoi obiettivi i vecchi e i nuovi amici. Prendendo spunto dal linguaggio militare e della strenua difesa di trincea era solito usare l'espressione "duri al pezzo" che sottointendeva fermezza di carattere e generosità, amore per la famiglia e per il lavoro, ferma volontà di raggiungere gli obbiettivi prefissati in ogni campo, nello sport, nella vita, nella fede.

Elio era un leader entusiasta e, come i veri capi, usava poche parole. Il suo esempio trascinava, la sua forza fisica commuoveva soprattutto quado le sue manone artigliavano bonariamente le spalle degli amici e sembravano dire tante cose: " Ci sono qua io, ti voglio bene, ti stimo, ti difendo, sei dei nostri".

Avere Elio al proprio fianco, in qualsiasi impresa, voleva dire contare sul successo delle medesime, per quanto fosse ardua. Ne è l'esempio l'impegnativo viaggio in bici che, con altri tre amici, portò a termine spingendosi quasi sull'Atlantico, per porre anche lui la sua mano aperta nel marmo del portale della cattedrale di Santiago di Compostela, pellegrino tra i pellegrini, là dove l'aveva messa lo stesso S. Francesco.

Elio, che non faceva alcun conto sulla fortuna, andava a miscela potenziata e il motore marciava a mille, ciò faceva la differenza. Ce ne siamo accorti quando ci ha lasciati, orfani della sua mente e del suo braccio, della sua concretezza e del suo decisionismo. I "ma" e i "se" non facevano parte del suo vocabolario e questo dava a tutti coloro che gli stavano accanto forza e sicurezza.

Così ricordiamo Elio Fratini, che la forza del caso, più forte della sua forza, ci ha tolto proditoriamente una primavera fa, quando ormai una nuova stagione si apriva florida e feconda ai suoi affetti e alla sua vita, alla nostra vita. Un amico carissimo di cui ricordo nitidamente il bagliore degli occhi e la cornice del volto. Ma che, per la mia pur debole esperienza scout, tendo a vedere ormai solo come un cerchio con un punto in mezzo.

Ecco, ora so che Elio è tornato al punto di partenza. E questo molto ci consola.

Gianni Colledani