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Sumo. Non solo grossi sul dohyo d'argilla

 

Allenamento dei colossi giapponesi

 

Italiani agli europei di Riesa (Germania). Da sinistra in senso orario Andrea Epiro, Marco Ferretti, il dt della nazionale di sumo Giovanni Parutta, Marco Brusadin,Paola Boz e Barbara Lenarduzzi

Parutta: "Non siamo giapponesi, è necessario modificare le categorie"

Tra i lottatori di sumo giapponesi e il resto del mondo c'è una gran differenza… di chili! E' vero che il sumo è l'unico sport al mondo che permette anche ai non filiformi di esprimersi, ma lo è altrettanto che per praticarlo non serve pesare come un camion. Se, infatti, nella terra del Sol Levante la rotondità è simbolo di benessere e somiglianza con il venerato Buddha - praticamente nel resto del mondo i suoi canoni fisici non sono rispettabili. Seppur benessere e sedentarietà abbiano reso tutti un po' più tondetti , le foto dimostrano che gli atleti della nazionale azzurra sono tutt'altro che obesi. "Credere che solo i grossi possano combattere sul dohyo (il ring tradizionalmente d'argilla) è un errore - spiega il dt azzurro Giovanni Parutta, istruttore al Judo Club Fenati di Spilimbergo e all'Hi Mizu Kaze dell'ex Fiera. In Italia proprio questa falsa convinzione è alla base della scarsa pratica del sumo. Da parte mia cerco gli atleti solitamente tra i praticanti di altre discipline, ad esempio il judo".
Così, in regione abbiamo raggiunto quota 30 atleti, tra i quali anche molte donne. E disputiamo, anche con discreti risultati. Anche perché ha 2 sole regole: si perde se si esce dall'anello di 4,55 m oppure se si tocca terra con una parte del corpo diversa dai piedi. Semplice no? Per mandare l'avversario a tappeto ci sono poi ben 80 tecniche.
Ma dalle alte sfere serve un aiuto per incentivare questa arte marziale. " La prima cosa da fare - dice Parutta - è modificare le categorie di peso, cosa indispensabile se si pensa che ci sono notevoli differenze fisiche anche all'interno dello stivale"

Cinzia Scian

 

 

La Boz vince sul dohyo d'argilla

 

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